Macerata si racconta bene camminando, ma la sua forma attuale si capisce solo risalendo indietro di qualche secolo. La citta' non e' nata dove si trova adesso: e' salita sul colle in un momento preciso della storia, per necessita', e da quel momento non se n'e' piu' andata. Le mura, il reticolo dei vicoli, i palazzi del centro, l'universita' e l'arena ottocentesca sono altrettanti strati di una vicenda lunga, che vale la pena conoscere prima di mettersi in cammino: dopo, ogni salita del centro storico ha una spiegazione.
Prima di Macerata: la citta' romana sul fiume
A pochi chilometri dal centro attuale, nella frazione di Villa Potenza, si trovano i resti di Helvia Recina. Era una citta' romana cresciuta su un insediamento piceno piu' antico, distesa lungo il fiume Potenza in una posizione strategica fra la costa e l'entroterra, e divenuta municipio in eta' repubblicana. Nel 205 dopo Cristo l'imperatore Settimio Severo la elevo' al rango di colonia, aggiungendo al nome quello del predecessore Pertinace. Della citta' si conservano soprattutto i resti del teatro romano, oltre a monumenti funerari, marmi ed epigrafi raccolti nell'area archeologica.
La fine arrivo' con la guerra greco-gotica, a meta' del VI secolo, quando la citta' fu devastata. Gli abitanti si spostarono sulle alture vicine, piu' facili da difendere e piu' salubri, e da quello spostamento nacque il nucleo che sarebbe diventato Macerata. Non una fondazione solenne, dunque, ma un ripiegamento verso l'alto: la stessa logica che ha dato forma a quasi tutti i paesi di queste colline.
Il comune medievale e il ruolo di capoluogo
Per lungo tempo sul colle convissero due nuclei distinti, con storie e appartenenze diverse. Il 29 agosto 1138, davanti alla pieve di San Giuliano, i due poggi si unificarono dando vita al Castrum Maceratae: e' la data che si considera l'atto di nascita del comune. Da li' comincia la crescita che ha disegnato il centro storico che vediamo oggi, con le mura, le porte, le chiese e i palazzi gentilizi affacciati sulle vie in pendenza.
Il peso politico della citta' aumento' rapidamente. Nel 1320 papa Giovanni XXII vi trasferi' la sede vescovile e nel corso del Quattrocento Macerata divenne capoluogo della Marca anconitana, sede stabile dei rappresentanti pontifici e quindi centro amministrativo di un territorio molto vasto. Da questa funzione derivano il carattere solenne di certi edifici pubblici e l'impianto ordinato delle piazze principali, che si notano ancora passeggiando fra le cose da vedere in citta'. Il ruolo di capoluogo, del resto, Macerata non lo ha mai perso.
Un'universita' che parte dal 1290
Il documento piu' antico che attesta l'attivita' didattica risale al 1290 e riguarda l'insegnamento privato del diritto da parte di un maestro, il doctor legum Giulioso da Montegranaro. Da quella scuola di diritto e' nato uno degli atenei piu' antichi d'Italia e d'Europa fra quelli ancora in attivita', il piu' antico delle Marche. Il riconoscimento formale come universita' arrivo' molto piu' tardi, il primo luglio del 1540, con una bolla di papa Paolo III Farnese, quando erano presenti gli insegnamenti di teologia, giurisprudenza, medicina e filosofia.
Quella vocazione giuridica e umanistica non si e' mai interrotta, e ha lasciato un segno concreto sulla citta': biblioteche, archivi, aule ricavate dentro palazzi storici e, soprattutto, una popolazione studentesca che cambia il ritmo del centro secondo il calendario accademico. Chi arriva d'estate trova una Macerata tranquilla e ariosa; chi capita in mezzo all'anno accademico la trova decisamente piu' vivace.
L'Ottocento, i cento consorti e lo Sferisterio
La costruzione piu' celebre di Macerata e' anche la piu' insolita nella sua origine. Fra il 1823 e il 1829 cento nobili cittadini, riuniti nella consorteria locale, finanziarono di tasca propria una grande arena a pianta allungata, destinata a ornamento della citta' e a godimento pubblico. Un'iscrizione sulla facciata ricorda ancora oggi quei cento consorti. Il progetto porta la firma dell'architetto Ireneo Aleandri, originario di San Severino Marche, mentre la direzione dei lavori fu affidata a Salvatore Innocenzi.
L'arena non nacque per la musica: era pensata per il gioco del pallone col bracciale, popolarissimo nell'Ottocento. La sua seconda vita comincio' nel Novecento, quando la particolare acustica e la forma allungata si rivelarono adatte all'opera: il primo grande allestimento lirico documentato risale al 1921. Da allora lo Sferisterio e' diventato il simbolo della citta' e ospita ogni estate una stagione lirica all'aperto, di cui raccontiamo lo spirito nell'articolo sul festival dell'opera; per il programma e le informazioni aggiornate il riferimento restano i canali ufficiali della manifestazione.
Dormire a due passi da otto secoli di storia
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